Visualizzazioni totali

martedì 30 ottobre 2012

"Io e te" di Bernardo Bertolucci

“Io e te” – regia di Bernardo Bertolucci - 2012


Ho visto il  nuovo film di Bertolucci venerdi scorso e, col senno di poi, devo ammettere che mi è piaciuto. A prima vista è spiazzante: ci si trova di fronte ad un film che parla di una situazione “limite” come il rinchiudersi volontariamente in una cantina,  ed ha come protagonista questo ragazzo, Lorenzo, un  adolescente che sembra patire molto più dei suoi coeatanei il male di vivere della sua età. Egli sta bene da solo e per lui qualsiasi occasione di socializzazione diventa sofferenza; Lorenzo ha una fortissima personalità (lo sguardo richiama quello del personaggio di Alex di Arancia Meccanica) e caratterialmente, col passare degli anni, si è auto-creato una corazza impenetrabile che lo fa assomigliare ad un alieno in mezzo al genere umano.
Sentendo l’intervista di Bertolucci a Radiopopolare, il regista dice che si tratta di un film sulla “claustrofilia” (cioè sull’amore-piacere del rinchiudersi in un luogo o in se stessi ). Tutto si svolge, infatti,  all’interno della cantina in cui il ragazzo ha deciso di vivere per una settimana, isolandosi  da tutto il mondo, e facendo credere alla mamma di essere partito coi suoi compagni per la settimana bianca.
Il suo isolamento viene interrotto però dall’irrompere della sorellastra , Olivia, tossicodipendente in cerca di un posto dove stare per superare il periodo di astinenza dalla droga.
Tema centrale del film si rivela, quindi, essere anche  il mutamento del rapporto fra i due fratelli: dal reciproco atteggiamento di sopportazione, l’uno nei confronti dell’altra, alla riscoperta di un fortissimo legame di sangue che li renderà davvero uniti e complici. Il tutto culmina nella scena del ballo, quando i due fratelli, che si sentono soli al mondo, si abbracciano e ballano sulle note di “Ragazzo solo, Ragazza sola”  con un David Bowie che canta in italiano la versione di  “Space Oddity” riscritta da Mogol.
Ha ragione Bertolucci quando dice, nell’intervista a Radiopopolare di qualche giorno fa, che “con la musica si possono raccontare più cose e in modo più autentico di quanto si possa fare con le parole o con le immagini”.
Infatti il testo di Mogol, francamente più adatto a Mal che a David Bowie, non c’entra niente con quello  originale, ma in quel contesto, con Olivia che canta le parole abbracciata al fratello, diventa qualcosa di veramente autentico e struggente.
Bertolucci ha detto di avere scelto quella versione, cantata in italiano, perché è quella che ascoltava quando nell’83 si trovava ad Hollywood in cerca di un contratto e girava tutto il giorno per le strade di Los Angeles su una decappottabile mettendo su la cassetta con  quel pezzo. Quel periodo, dice,  fu per lui disastroso, in quanto non riuscì a trovare nessuno che gli facesse fare un film, ma gli è servito, dopo trent’anni, per trovare la canzone giusta.
Commento finale: Film da vedere, con un Bertolucci a mio parere insolito.
Ciao a tutti, Mauro.

Nessun commento:

Posta un commento