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martedì 26 luglio 2011

Amy

Non sono mai stato un fan di Amy Winehouse, Macrileo una volta mi ha prestato il suo primo cd “Frank”, l’ho ascoltato, ma non mi entusiasmava più di tanto, come non mi entusiasma il Jazz/soul e quello era puro Jazz/soul. “Back to Black”, dal suo secondo disco, invece l’ho sempre amato, perché di quel pezzo mi è sempre arrivata quella “magnifica” malinconia degli archi che rendono meravigliosa quella voce calda che canta “You go back to her, and I go back to black”.
E poi il video in bianco e nero, stile Anton Corbijn, del cimitero vittoriano con lei che avanza  a piedi, spavalda, davanti alla macchina, in rallenty. Quasi in segno di sfida.
La sua morte, come anche quella di Cobain, mi fa riflettere su quanto veramente  il concetto di felicità sia relativo e assolutamente non intercambiabile fra gli esseri umani: ciò che ci rende felici intimamente può essere lontano mille miglia dagli stereotipi della fama e del successo. Invece la nostra società ci porta a ricercare il benessere al di fuori di noi, facendoci credere che una volta ottenute quelle cose (soldi, fama, successo)saremo automaticamente felici. Purtroppo non è così, magari lo fosse, nessuno può scappare da sè stesso.
Mi piace pensare alla morte di Amy o di Cobain come ad un monito per le generazioni future: non sentitevi inferiori se non siete “famosi”, inseguite i vostri sogni e fate di tutto perchè quello che inseguite nel tempo siano sempre i vostri sogni.
Un saluto, Mauro.

lunedì 25 luglio 2011

Amy Winehouse - Illustrazione 2007

Per la mostra "Macrileo - Icons" avevo rivisitato un'immagine di Amy realizzata nel 2007. Erano passati anni e di Amy nessuna traccia considerevole. Essendo una delle ultime tavole su cui avevo messo mano, anche se il materiale originale era di qualche anno prima, ho deciso di usarla per la mostra da Bibli a Roma. Lo sguardo di Amy è assente, ma la sua fisionomia è estreemamente plasica. Amy dal punto di vista dell'immagine ha fatto molto, dopo di lei la tatuatura massiccia è diventata un must, quei capelli, quel trucco un po' 60s, tutto era perfettamente concepito. PIù volte l'ho detto che Amy era la versione aggiornata di Miss Marmelstein, interrpretata dalla giovane Streisand nel '63. Una persona, apparentemente insignificante, che nasconde una personalità dirompente.
Ma la voce, il suo timbro, il suo stile,  niente che ti potesse lasciare indifferente. E tutti si sono accorti di Amy. Peccato che nessuno l'abbia considerata anche un essere umano, pieno di conflitti. Amy, sapeva di piacere come musicista, ma temeva il giudizio del pubblico e questo la rendeva vulnerabile in pubblico. Vincere un premio e non dire neanche una parola mentre lo ricevi, penso che non sia mai successo prima dell'arrivo di Amy. Cantava l'ultima nota dell'ultima canzone, in programma, e scappava dal palco. Se non è disagio questo. Chi le è stato vicino non ha voluto capire, è l'ha mandata al macello.